Happy Easter

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Come si forma una sorgente.
Le parole del fiume.
Pasqua è vicinissima. Chi vuol preparare qualche regalino o decorazione in breve tempo può trovare aiuto in Internet: le proposte semplici e graziose sono tante; per alcune di esse basta accendere la stampante e seguire poche istruzioni. Suggerisco alcuni siti, dai quali ho tratto le immagini che trovate sopra il post. Buon divertimento.
Collegamenti:
Ecco alcuni collegamenti per trovare immagini da colorare sulla Primavera:
www.coloring.ws
holidays.kaboose.com/spring-color.html
www.dltk-holidays.com/spring/mspringposter.htm
http://abcteach.com/directory/seasonalseasons/spring/
L’inverno aveva rinfrescato anche
il colore delle rocce. Dai monti scendevano,
vene d’argento, mille rivoletti silenziosi,
scintillanti tra il verde vivido dell’erba.
Il torrente sussultava in fondo alla valle tra
i peschi e i mandorli fioriti, e tutto era puro,
giovane, fresco, sotto la luce argentea del cielo.
(Grazia Deledda)
Il mio melo
ha già l’ombra e gli uccelli.
Che salto fa il mio sogno
dalla luna al vento!
Il mio melo
dà al verde le sue braccia.
Fin da marzo, come la vedo
la fronte bianca di gennaio!
Il mio melo…
(cielo alto).
(Federico Garcia Lorca)
Di marzo per la via
della fontana
la siepe s’è svegliata
tutta bianca,
ma non è neve,
quella: è biancospino
tremulo ai primi
soffi del mattino.
(Umberto Saba)
Neolitico, cioè “Età della pietra nuova”, è quel periodo che comincia 10 000 anni fa con la comparsa delle prime spighe, e che finisce quando la pietra cessò di essere l’unico materiale resistente per costruire utensili perché l’uomo imparò a fondere e lavorare i metalli.
Circa 12 000 anni fa un mutamento climatico importante segnò la fine dell’era glaciale: la temperatura della Terra cominciò ad alzarsi
fino a raggiungere lo stesso livello che ha oggi.
Gli animali reagirono al cambiamento del clima in modi diversi. Le renne, i cervi e gli animali maggiormente adattati al clima freddo migrarono verso la Scandinavia, il Canada, la Siberia settentrionale in cerca di temperature più basse. Altri, come il mammut e l’orso delle caverne, si estinsero. Nelle zone temperate del pianeta si diffusero nuovi animali: maiali, pecore, capre, asini, polli.
Anche le piante subirono cambiamenti notevoli. Sparirono quelle tipiche dei climi freddi e al loro posto crebbero erbe di ogni tipo, tra le quali alcune che terminavano con spighe piene di chicchi: i cereali.
Le trasformazioni del mondo vegetale e animale accaddero contemporaneamente un po’ ovunque: in Europa, in Cina, in America.
Il luogo in cui gli esseri umani seppero per primi sfruttare a fondo le conseguenze dei cambiamenti ambientali fu una regione della Terra che si trova dove ora esistono l’Egitto, la Turchia, la Palestina, la Siria e l’Iraq; ad essa gli storici hanno dato il nome di Mezzaluna fertile.
Intorno all’8000 avanti Cristo, cioè 10 000 anni fa, nella Mezzaluna fertile gli uomini impararono ad addomesticare e allevare i nuovi animali.
Con questa attività era possibile avere sempre a disposizione carne per nutrirsi, pelli per coprirsi e, successivamente, latte, lana, piume.
Impararono anche a raccogliere le spighe di cereali che contenevano chicchi molto nutrienti. Questi diventarono l’elemento più importante della loro alimentazione. Cominciarono quindi a osservare il ciclo di vita dei cereali, che nascevano e morivano esattamente come gli uomini e gli animali.
Lentamente e gradualmente, capirono che dai chicchi caduti sul terreno nascevano nuove piante. Allora si trattennero dal mangiare tutti i chicchi che raccoglievano, selezionarono i più grossi, li seminarono e favorirono la nascita di nuove spighe, migliori di quelle che crescevano spontaneamente nei prati.
Da quel momento le comunità umane della Mezzaluna fertile si trasformarono da “cacciatori e raccoglitrici” in “allevatori
e agricoltori”.
Molti storici concordano nel ritenere che furono probabilmente le donne, che nell’epoca precedente si erano occupate principalmente della raccolta di vegetali, ad avere le prime intuizioni sulla possibilità di coltivare le piante: è l’ipotesi più logica, visto che nel Paleolitico uomini e donne si dedicavano ad attività differenti.
In seguito, una volta che si cominciò a praticare la coltivazione delle piante (l’agricoltura) non fu più necessaria una divisione di compiti netta tra uomini e donne. Allevamento e coltivazione venivano svolti indifferentemente dagli uni e dalle altre, perciò quando parliamo di “uomini” del Neolitico, indichiamo gli esseri umani in generale, maschi e femmine.
Gli allevatori-agricoltori continuarono anche a cacciare, pescare, raccogliere frutti; tuttavia queste attività divennero meno importanti e non fu più su di esse che si basò la sopravvivenza del gruppo.
I popoli di quella lontana epoca della storia sapevano seminare, ma non sapevano irrigare, cioè non erano in grado di portare l’acqua nei campi per innaffiare le piante. Quindi la loro agricoltura dipendeva interamente dai capricci del clima ed è chiamata “agricoltura secca”. Essa fu la prima fase di un cambiamento nel modo di vivere delle comunità umane così importante che è stato chiamato Rivoluzione Neolitica.
Finché erano stati cacciatori e raccoglitrici, uomini e donne erano stati costretti a praticare il nomadismo.
Per allevare animali e raccogliere cereali, invece, spostarsi non era più necessario. Le comunità di agricoltori e allevatori della Mezzaluna fertile si trasformarono quindi da nomadi in stanziali, cioè si stabilivano in un territorio che diventava il loro ambiente di vita permanente.
In questo territorio, che comprendeva i prati dove inizialmente crescevano spontaneamente e poi vennero coltivati i cereali, fondarono villaggi come Gerico* e Çatal Hüyük*, costituiti non più da tende smontabili, ma da case vere e proprie, costruite con mattoni d’argilla seccati al sole.
Restare fermi in uno stesso luogo accelerò i tempi del progresso tecnico. In poche centinaia di anni le donne inventarono un
sistema per trasformare i chicchi dei cereali in pane, macinandoli, impastandoli con l’acqua e confezionando focacce da abbrustolire su
piastre di pietra roventi. Ancora le donne, probabilmente, applicarono lo stesso sistema all’argilla: la impastarono, le diedero una forma e la fecero cuocere, inventando così la ceramica.
Questa manifattura divenne così importante nell’economia dei villaggi neolitici che ben presto fu perfezionata dall’invenzione della ruota da vasaio, che permise di lavorare l’argilla più velocemente e di ottenere forme regolari, e dall’invenzione del forno chiuso, che provocava la rottura di un numero molto minore di vasi.
La pietra del Neolitico si chiama “nuova” perché è levigatissima, oltre che tagliente come un coltello. Con la pietra gli abitanti dei villaggi costruirono falci per mietere le spighe, zappe per dissodare la terra, e inoltre asce, anelli, collane.
Col tempo, gli uomini del Neolitico impararono a tosare le pecore e a ridurne la lana in fili e a lavorare i fusti delle piante di lino, riducendoli in fibre. Quindi costruirono il telaio per intrecciare i filati con il sistema della trama e dell’ordito e inventarono la tessitura. Così i tessuti sostituirono le pelli per confezionare abiti, coperte, tende e tappeti.
(* Gerico si trova nell’attuale Cisgiordania, accanto al fiume Giordano. Nel Neolitico è stata sede di un villaggio i cui resti sono stati portati alla luce dagli archeologi.
Anche a Çatal Hüyük, in Turchia, sono stati ritrovati resti di abitazioni e oggetti risalenti al Neolitico).
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Per oltre 200 mila anni l’uomo di Neanderthal ha vissuto in Europa, un continente che, all’epoca (Palaleolitico), era stretto nella morsa del gelo polare causato dalle glaciazioni, popolato da animali feroci e selvatici.
I Neanderthal sono la prima specie umana ad essersi adattata al freddo intenso di un continente gelido; la loro esistenza è probabilmente la più dura che il genere umano abbia mai dovuto sopportare. Per sopravvivere, perciò, dovevano riunirsi in clan, non numerosi ma molto uniti e organizzati.
Per proteggersi dal gelo usavano le pelli di animali cacciati che pulivano e usavano come abiti. Per prima separavano la pelle dal grasso e dai tendini servendosi di un affilato raschiatoio di selce. Usavano i denti come una morsa: i denti ritrovati sono consumati fino alla radice dall’uso prolungato negli anni, soprattutto per ammorbidire le pelli da indossare.
La caverna era il centro del loro mondo. Entro le sue pareti dormivano, mangiavano, macellavano gli animali. Gli scarti e i rifiuti sparsi sul pavimento delle caverne neandertaliane sono poi stati sepolti e col passare del tempo si sono fossilizzati, diventando così reperti preziosissimi che hanno rivoluzionato le nostre conoscenze su questi uomini.
Scoperte recenti hanno anche fatto pensare che gli uomini di Neanderthal potessero concepire il concetto astratto di bellezza: infatti sono stati rinvenuti loro resti che comprendono conchiglie utilizzate per costruire collane ed altre usate come contenitori di sostanze naturali (terre, minerali) coloranti, usate probabilmente per dipingere (di nero, giallo e rosso) e decorare il viso o il corpo.
Nome scientifico: Homo Neanderthalensis
Secondo alcuni studiosi, l’Homo neanderthalensis è una sottoscpecie, ora estinta, di Homo sapiens; secondo altri è una specie differente, forsa evoluta da gruppi di Homo erectus che vissero isolati dagli altri. Le analisi del DNA sui reperti ossei sembrano suggerire che l’Homo sapiens e l’Homo neanderthalensis si siano evoluti separatamente, ma non si può essere sicuri. Quel che si sa, è che per circa 20 mila anni i neanderthalensis hanno vissuto in territori in cui viveva anche l’Homo sapiens sapiens e che si estinsero, mentre i sapiens sapiens divennero l’unica specie umana sul pianeta.
Origine del nome: il nome della specie deriva dal luogo di ritrovamento dei primi resti, la valle di Neander, in Germania
Dove visse: In Europa e Asia; sono stati ritrovati fossili e oggetti in molti paesi Europei, in paesi asiatici e in medio oriente.
I confini tracciati dai ritrovamenti di ossa e strumenti disegnano una regione che si estende a sud in Italia fino in Sicilia, a est in Uzbekistan, Irak e Ucraina, a nord in Polonia, Germania e addirittura Galles, a ovest in Portogallo. Ma la Francia sud-occidentale era una delle zone più densamente popolate, ospitando almeno tremila individui di Neanderthal.
Quando visse: fra 250 mila e 40 mila anni fa circa
Aspetto: statura media (1 m e 60 cm), perfettamente eretto, con muscolatura molto robusta e potente, cranio allungato posteriormente e più ampio di quello dell’uomo attuale; studi di pochi anni fa hanno portato all’ipotesi che, in Europa, gli individui neanderthalesi avessero pelle e occhi chiari e capelli rossi; tuttavia, non è escluso che fra individui diversi ci fossero differenze, come tra gli uomini attuali.
Di che cosa si nutriva: era onnivoro, ma si nutriva soprattutto di carne.
Cultura (che cosa sapeva fare, come viveva): lavorava la pietra per costruire utensili, asce, lame, punte e raschiatoi; praticava la caccia e la raccolta; lavorava le pelli di animali e se ne serviva per vestirsi (viveva in zone con clima freddissimo) e per la costruzione di tende o capanne, che costituivano i suoi ripari estivi; le pelli venivano fissate al suolo con pietre o ossa lavorate; in inverno, si riparava in caverne; utilizzava il fuoco, che racchiudeva in cerchi delimitati da pietre; seppelliva i morti in fosse di forma ovale, con un corredo di utensili in pietra, cibo e corna di animali; spesso copriva le sepolture con lastre di pietra, per evitare che gli animali potessero
dissotterrare i corpi; alcuni ritrovamenti fanno supporre che deponesse fiori sulle sepolture; utilizzava l’ocra rossa, forse per rituali di tipo religioso; si pensa che abbia costruito il primo strumento musicale intonato, una specie di piccolo flauto relizzato con un osso - un femore d’orso - lavorato, capace di produrre quattro note (lo strumento è stato ritrovato in Slovenia); ora si pensa anche che dipingesse sulle pareti delle caverne.
Fonti:
Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Homo_neanderthalensis
Archeologia.com: http://www.archeologia.com/~pantalica/Neand.htm
Università Bari: http://www.arch.unipi.it/bardi/neandertal.html
ANSA: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/01/12/visualizza_new.html_1672900302.html
La città dell’uomo: http://www.lacittadelluomo.it/pagina_sez02_05b.htm